5 MITI DA SFATARE SULL’E-LEARNING

 

Margherita Portelli

I luoghi comuni sono meravigliosi, perché rappresentano una consolante sicurezza che non ci abbandona mai. La copertina di Linus pronta a farci sentire al sicuro quando non sappiamo bene cosa dire su un determinato argomento. Però bisogna prestare attenzione, perché talvolta rischiamo di precluderci delle possibilità perché – non si sa bene quando – ci siamo convinti di cose che chissà mai da dove arrivano. Vediamo insieme 5 miti da sfatare sull’e-Learning.

#1 È Noioso

Questo è ormai un retaggio dei primi anni Dieci. Non fate l’errore di figurarvi il discente e-Learning come l’impiegato che fa passare il tempo davanti a uno schermo tra uno sbadiglio e l’altro. Formarsi digitalmente oggi equivale a stare al centro e, quindi, ad agire, a rispondere, a seguire e a giocare. Sono lontani i tempi in cui un incravattato docente se ne stava composto alla scrivania davanti a una telecamera fissa, magari sacrificato in un rettangolo di schermo mentre ingombranti slide scritte in arial 12 si susseguivano al suo fianco. Oggi, la stragrande maggioranza dei corsi può essere costruita privilegiando il “divertimento” (se la parola vi sembra azzardata, parliamo almeno di “coinvolgimento“) di chi quel corso lo devo fruire. L’interazione è imprescindibile.

Tablet

#2 Non può sostituire la formazione tradizionale

E chi lo ha mai detto? Questa è una delle scuse dietro le quali si sono storicamente trincerati i paurosi del cambiamento. È verissimo che l’e-Learning – che oggi piace di più chiamare digital learning – non sostituirà la formazione in presenza, perché ci sono argomenti sui quali è giusto e necessario essere in aula, fisicamente; ma ce ne sono molti altri per i quali spostare “orde” di sbuffanti lavoratori da un luogo all’altro in un preciso orario di un determinato giorno non ha più senso. Blended is the way.

#3 La formazione si fa standardizzata

Questo proprio no. Vi stupireste nel vedere quante e quanto diverse possono essere le soluzioni per trasferire uno stesso concetto. Customizzare un corso, ma anche personalizzare il progetto didattico, rendere quel modulo a immagine e somiglianza dell’azienda non è che un’opportunità da cogliere e da sfruttare per passare un messaggio ben preciso ai propri dipendenti: “Noi siamo diversi. Siamo così”.

#4 Il discente è lasciato “solo”

In realtà, oggi, grazie a forum, community, tutoraggi, gamification, metodi di comunicazione sincroni e asincroni l’interazione la fa da padrona e il discente non è più solo nel processo di apprendimento, che, al contrario, contribuisce a gratificarlo in termini di autonomia della gestione del tempo. L’apprendimento è collaborativo e partecipato.

#5 Fare corsi è difficile

Spesso quando ci si trova a dover valutare l’attivazione di una prima esperienza di e-Learning, si teme che la produzione di un corso sia qualcosa di altamente lontano dalle nostre limitatissime capacità informatiche. In realtà, oggi,ci sono moltissimi tool che permettono di creare corsi in formato SCORM quasi da zero, con una facilità che farebbe impallidire vostra nonna.

Questo non equivale necessariamente ad un carico di lavoro aggiuntivo per chi gestisce il personale, ma offre la possibilità, anche a chi volesse creare internamente i propri contenuti, di farlo senza la minima nozione di programmazione.

Certo, per corsi da “fuochi d’artificio” bisognerà sempre rivolgersi a esperti del mestiere, ma per educare la popolazione aziendale su una procedura, senza doverli necessariamente convocare in aula (e magari dedicandovi solo poche giornate di lavoro, per poi essere a posto per un bel pezzo), ora la soluzione ci sono. Eccome.

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